Obiettivo GTO? Raggiunto!

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GRUPPO

“Obiettivo GTO”. Così era stato battezzato a fine 2015 un ambizioso ed innovativo progetto connesso al Gran Trail Orobie: un ultra trail di 70 km e 4.200 metri di dislivello positivo che si sarebbe disputato il 30 luglio 2016 con partenza da Carona, in alta Val Brembana ed arrivo in Città Alta, Bergamo. Progetto con il quale un pool di professionisti legati al mondo dello sport – tecnici federati, nutrizionisti quanto osteopati – intendevano accompagnare in maniera continuativa e professionale, quei runners desiderosi di affrontare con metodo una simile sfida, fatta di innumerevoli sentieri, passi alpini e chilometri.

Ora, a poche settimane dalla conclusione dell’evento abbiamo il piacere di svelarvi le sensazioni ed i pensieri degli atleti che hanno preso parte a Obiettivo GTO. Ma prima di procedere in tal senso, desideriamo ripassare in rassegna – attraverso le parole dei diversi professionisti intervenuti – le varie fasi salienti di questo progetto.

“L’idea è nata ascoltando le esigenze di numerosi runner desiderosi di passare dalla strada al trail, cambiamento che per molti non è sempre così semplice: allenamenti differenti, nuovi problemi muscolari ed articolari e, soprattutto, una tecnica di corsa che preveda dimestichezza con percorsi naturali e dislivelli spesso importanti. Il progetto Obiettivo Gto si è sviluppato proprio da questi presupposti: mettere a disposizione degli atleti strumenti per affrontare questa nuova tipologia di corsa: il trail”, ha spiegato Stefano Punzo, osteopata e massofioterapista della Nazionale di Ultamaratona e di corsa in montagna, ideatore insieme a Giovanni Bonarini, allenatore Fidal, del progetto.

La sfida è cominciata a fine febbraio, con una prima parte coordinata da Luigi Ferraris, atleta di livello nazionale (P.B. sui 1.500 3m46s 66c) con una laurea in Scienze Motorie, che dopo aver sottoposto ciascun runner al “Test del lattato”, ha impostato un allenamento personalizzato per poter affrontare nel corso del primo ciclo di allenamenti, distanze di 30/40 chilometri.

Dopo questa prima fase di avvicinamento alla corsa di lunga distanza, rappresentante il cosiddetto “fondo”, Giovanni Bonarini ha invece impostato una preparazione più specifica alla corsa in montagna, concentrando il lavoro sui dislivelli così come sulla tecnica di corsa.

“Alcuni runner – ha sottolineato lo stesso Bonarini – venivano dall’agonismo, ma la maggior parte di loro frequentava il mondo della corsa amatoriale: indipendentemente da questo, così come dimostrano le classifiche sono stati tutti bravi, centrando infatti l’obiettivo. Da sottolineare poi come si sia creato uno spirito di gruppo molto bello, determinante per la motivazione di ciascun trailer”.

Tra un allenamento e l’altro, fondamentale è stato poi l’intervento di Stefano Punzo, capace non solo di accelerare le fasi di recupero ma anche di risolvere le piccole problematiche insorte durante la preparazione. “Portare tutti al traguardo è stata una vittoria anche per noi del team di preparatori, ma anche l’occasione per dimostrare in maniera concreta come una buona e pianificata preparazione, permetta a chiunque di raggiungere un risultato ambizioso come questo”.

Doveroso in fine rivolgere un ringraziamento al dottor Gianni Carletti, direttore scientifico di Biosophia – per il prezioso supporto sull’aspetto dell’alimentazione e dell’integrazione nello sport con i prodotti Kratos – e all’osteopata Paolo Fassi dello studio MedicaFutura.

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