“Dopo il Gran Trail delle Orobie non ho più paura di correre”

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In fondo, glielo ha sempre detto anche sua mamma: “Quando vuoi sai spostare le montagne”. Testa dura e tanto allenamento gli sono serviti invece, se non a muovere le Orobie, almeno a cavalcarle in 16 ore. Un tempo di tutto rispetto per chi solo un anno fa non muoveva un passo ed era pure in sovrappeso. La storia di Fernando Rei Mendez è uno dei tanti piccoli “miracoli” che la corsa riesce a fare, trasformando persone normali in superatleti capaci di traguardi che per molti restano impossibili. Fernando  è di origini argentine, ha 36 anni, è sposato, ha tre figlie e fa il tecnico del suono in giro per il mondo. “Da giovane ho praticato molti sport: rugby, calcio, ginnastica artistica. Poi a 18 anni ho smesso, ho iniziato a fumare, a mangiare molto e di dedicarmi all’attività non ci ho più pensato fino alla nascita dell’ultima figli, cioè un anno fa”, ha spiegato. Riaffiorato il desiderio di rimettersi in forma, Fernando si compra quindi un paio di scarpe e comincia a correre, un minuto e per tre cammina, il tutto nove volte. “Dopo i primi sessanta secondi pensavo già di morire”, ha ricordato sorridendo. Lui però non ha mai mollato e tra una ciclabile e uno sterrato alla fine la scelta è stata per quest’ultimo. “Quando sono arrivato nello studio di Stefano Punzo, consigliato dall’amico Daniele Carminati, ero pieno di dolori. Mi aspettavo che mi dicesse di smettere, invece mi ha convinto a continuare, indirizzandomi al coach Giovanni Bonarini, che mi ha insegnato a correre e ad allenarmi con criterio con l’obiettivo di concludere il Gran Trail delle Orobie, 70 chilometri che all’inizio mi sembravano pura follia. E’ grazie a loro se ho vinto questa sfida “
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Per arrivare alla gara, Fernando ha partecipa ad alcuni trail e si è allenato sfruttando ogni ora a disposizione e ogni tipo di percorso. “Sulle navi da crociera, dove spesso mi chiamano a lavorare, correvo sul tapis roulant o mi facevo a piedi più volte  i quattordici piani dell’imbarcazione non avendo a disposizione percorsi con dislivello”, ha precisato. Un anno di allenamento e quindi il via, sabato 30 luglio, mischiato tra gli oltre 700 partecipanti schierati a Carona. “Ho gestito bene tutta la gara e ho capito che piccoli problemi si possono risolvere senza doversi ritirare. In quei 70 chilometri non ho pensato mai una volta di fermarmi, anche se a Selvino per un attimo mi sono detto che non avrei più voluto vedere una montagna in vita mia. Ma quell’arrivo a Città Alta l’ho sognato troppe volte per non poterlo tagliare e negli ultimi 500 metri l’emozione mi ha fatto scomparire anche i dolori. E poi, c’era quel post di mia figlia Anna su Facebook che diceva: credo in te, papi. Quel pensiero mi ha portato in Piazza Vecchia”.
Come capita sempre, dopo aver giurato che quella sarebbe stata l’ultima gara, Fernando ha già in programma un altro traguardo, più ambizioso e difficile, l’Adamello Ultra Trail. “Ottanta chilometri, che adesso non mi fanno più paura. Questo ultimo anno la mia vita è cambiata in meglio e non torno indietro”.
Roberta Orsenigo
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